IL CAMMINO, 1994-2004 - Dieci anni di attività

VIENI FUORI!
Il nostro viaggio inizia nel silenzio, nell'assenza di immagini, solo frammenti di memoria a testimoniare il partire della nostra avventura…

Nel 1994, data di nascita della cooperativa, “Il Cammino” era troppo leggero e piccolo per poter lasciare tracce sulla sua strada, segni esteriori del suo passare. Possiamo però fare memoria del primo cammino attraverso altri segni, più profondi che nascosti. Segni interiori, che si svelano nelle parole e nella passione dei pochi che iniziarono questa avventura e che sono ancora con noi: Don Tonino, Sergio, Beppe, Mauro, Nino...

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“Dov'è sepolto?” domandò.
“Vieni a vedere”, risposero.
Gesù pianse.
“Spostate la pietra!” ordinò Gesù.
Allora Gesù alzò gli occhi al cielo e disse:”Padre, grazie di avermi ascoltato!”
Detto questo, gridò:”Lazzaro, vieni fuori!”
(Giovanni,11)

L'icona della resurrezione di Lazzaro rappresenta bene, con straordinaria efficacia, lo slancio e la finalità della Cooperativa.
La situazione rappresentata dal Vangelo è fatta di tristezza, dolore e sconfitta; appare irrimediabile perché segnata dalla morte.
Cristo, condividendo il valore dell'amicizia e della sensibilità umana che lo porta a commuoversi davanti alla tomba dell'amico, nonostante le evidenze umanamente insuperabili, ordina di aprire la tomba e grida a Lazzaro: “Vieni fuori!”. È questa la parola nuova ,nuovamente creatrice. È il segno che non ci si arrende neppure davanti alla morte: la speranza è più forte.
Nelle tante circostanze in cui il volto dell'uomo e sfigurato dal male, dalla malattia, dall'ingiustizia, dalla droga, dall'emarginazione, ci deve essere un volto amico, una mano tesa, una voce coraggiosa che gridi: “Vieni fuori!”.
Abbiamo creduto in questa possibilità, ci abbiamo provato, abbiamo trovato tante persone che come noi sono pronte a scommetterci, ed eccoci qua a 10 anni di Cammino!

“Al nostro fianco vivono generazioni mute.
Esse attraversano in silenzio la vita, portando con sé nella tomba un grido inespresso”
Giovane seminarista russo

Siamo partiti dall'uomo, perché quel piccolo gruppo di persone era l'unica risorsa a nostra disposizione.
Siamo partiti dall'utopia di poter creare opportunità di lavoro per uomini ai margini della società.
Siamo partiti da lavoro come fattore di socialità, di affermazione dell'identità, di appartenenza.
Siamo partiti dalla fiducia dell'umana abilità di cambiamento, di trasformazione. Sono stati anni di lotta per la sopravvivenza, di povertà.
Sono stati anni ricchi. Ricchi di incontri, di nuovi compagni di viaggio di cui vorrei dire. Mons. Giacomo Barabino, Vescovo di Ventimiglia e Mons. Mario Olivieri, Vescovo di Albenga-Imperia, i quali hanno creduto e credono nell'iniziativa, hanno accompagnato e accompagnano la cooperativa, hanno sostenuto e ci sostengono concretamente. Angelo Tacci, il primo presidente, che ha aiutato e formato Sergio alle competenze imprenditoriali.
Antonietta Semeria, l'Associazione Famiglie Ponente Ligure, la Comunità da terapeutica l'Ancora, che ha messo a disposizione un po' del loro spazio come primo ufficio. La provincia di Imperia che ha offerto la prima commessa di lavoro.

“Chi è disperatamente povero cessa di essere soggetto, nel migliore dei casi
diventa oggetto della politica sociale”.
Max Horkheimer (1895-1973) Filosofo e sociologo tedesco.

Con il 1996 si chiude la prima fase della vita della cooperativa. Si arriva ad un primo pareggio del bilancio, ad una iniziale autonomia economica.
L'utopia è ragionevole, il sogno realtà. Alcuni che si fanno più illuminanti. L'idea che il lavoro non è solo lavorare, è fattore di riconoscimento d'identità a lungo negate.
Il lavoro da senso all'esistenza, è fonte di significazione e di appartenenza. L'idea di formazione quale mezzo di crescita professionale e così di integrazione sociale. Fin dagli inizi la Cooperativa ha a cuore la formazione di chi lavora ed avvia collaborazioni con l' @esseffe, allora Enaip.
L'idea di cantiere: luogo del lavoro quotidiano, dove giorno dopo giorno si costruisce una storia di amicizia. Nel cantiere ognuno fa la propria parte in sintonia con gli altri, nessuno può procedere da solo, è luogo di collaborazione dove tutti condividono un obiettivo, un progetto, una missione. Il cantiere è il luogo di impresa, intesa qui come intra-presa, cioè come avventura condivisa.

La sfida è quella di sviluppare sistemi produttivi in grado di rendere produttiva la più vasta gamma di persone mettendo così a valore un patrimonio altrimenti sprecato.
Federico Butera. Studioso di organizzazione e progettista di organizzazioni complesse

Dal 1997 al 2002 entriamo nella seconda fase di vita della Cooperativa.
Fase di crescita esponenziale sotto molti punti di vista.
Vengono aperti sempre più nuovi cantieri, nel 97 Imperia, nel 98 Taggia, nel 99 Sanremo, nel 2000 Savona.
Oltre al settore del verde viene avviato il settore delle pulizie, della segnaletica stradale e dei servizi di custodia.
Il fatturato passa dai € 232.000 del 1996 ai 723.000 del 1998; dai 2.375.000 del 2000 ai 3.598.000 del 2002.
I lavori a passano da 12 del 1996 ai 40 del 1998; e poi ancora dal 100 del 2000 al 157 del 2002.
Ma i numeri non dicono l'essenziale, i numeri non parlano al cuore. I numeri nascondono le gioie, le sofferenze, i fallimenti, i volti e le storie. Dietro a ogni numero c'è una storia e dietro ad ogni storia c'è una persona che combatte.

"Sappi che ogni faccia è un miracolo. E unica. Non potrai mai trovare due facce assolutamente identiche. Non hanno importanza bellezza o bruttezza: sono cose relative. Ogni faccia e simbolo della vita, e ogni vita merita rispetto."
Tahar Ben Jelloun. Scrittore


Con la crescita della cooperativa arrivano anche importanti riconoscimenti esterni: nel 2000 la cooperativa e insignita del premio Civiltà del Lavoro a testimonianza dei meriti imprenditoriali. Dal 2001 per 2 anni consecutivi la città di Sanremo è premiata per i migliori giardini d'Italia.
Per noi questi riconoscimenti hanno un solo valore, un valore simbolico, culturale.
Sono segno decostruttivo di pregiudizi e stereotipi.
Vogliamo decostruire l'idea di normalità.
Rispetto a quale norma dovremo conformarci?
Alla normalità borghese?
La nostra norma è la diversità!
Vogliamo decostruire l'idea di marginalità. Rispetto al quale centro dovremmo sentirci ai margini?
I centri del potere politico, economico, sociale, ecclesiale?
Il nostro centro è l'Uomo!
Vogliamo decostruire l'idea di persona svantaggiata.
Non esistono persone svantaggiate in sè.
La condizione di svantaggio è sempre in relazione al mondo circostante. Purtroppo il mondo moderno ha quali criteri di attivazione del valore l'efficienza e la produttività. La passionalità economica, il calcolo non comprendono tra i loro orizzonti l'umano. Il mercato è una grande corsa alla redditività, al profitto.
Spesso alle persone in situazione di difficoltà non mancano le competenze quanto piuttosto il tempo e lo spazio per lavorare.
Nel 2001 inizia una serie di collaborazioni con la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano. Si parte con la fornitura e la preparazione degli allestimenti floreali in San Pietro in occasione della festa della dedicazione della basilica al Santo.
La collaborazione prosegue nel 2002 in occasione della canonizzazione del beato José Maria Escrivà, nel 2003 per i festeggiamenti dei 25 anni di papato di Giovanni Paolo II, per la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta, e nel 2004 in occasione della canonizzazione del beato Luigi Orione.
La nostra presenza in Vaticano vuole semplicemente essere segno di appartenenza.
È semplicemente un modo per affermare la nostra identità cristiana pubblicamente.
È segno veritiero nella misura in cui idealità trova tentativi di attuazione del piccolo mondo de il cammino.

Chi non sa amare il povero nei suoi errori non lo ama.
Don Lorenzo Milani.

Con il 2002 si conclude la seconda fase del percorso della Cooperativa. Sono stati anni di azione, di sviluppo economico e professionale, di grandi risultati imprenditoriali e sociali.
Sono stati anni di difficoltà nella gestione della crescita della Cooperativa.
Abbiamo corso qualche rischio.
Il rischio di rincorrere i lavori lasciando indietro i lavoratori.
Il rischio di essere troppo ricchi per poter aiutare i poveri.
Il rischio di essere attenti ai risultati, agli obiettivi perdendo di vista il processo, la valorizzazione del percorso, la via del singolo.
Il rischio di imborghesimento, di sordità al bisogno altrui, di narcosi della coscienza.

“Ogni uomo è il suo inizio!”
Prof. Mario Gennari. Docente di pedagogia generale, Genova

Ed eccoci al 2003!
Rileviamo subito una differenza rispetto agli anni precedenti. Il fatturato diminuisce, nel bilancio si registra una perdita d'esercizio.
Può sembrare paradossale ma in una perdita vi è qualcosa da guadagnare.
Siamo sul mercato come altre imprese, cerchiamo di offrire servizi di qualità, cerchiamo di essere competitivi, ma il nostro fine non è il profitto, non sono i risultati imprenditoriali, la nostra logica non è calcolo.
Viviamo per i nostri soci, per i nostri lavoratori, per i nostri volontari, e per quanti condivideranno un tratto di strada con noi. Ben venga una piccola perdita di bilancio, se non compromette l'esistere della cooperativa e permette un miglioramento della qualità della vita a noi compagni di viaggio.

“Devi vivere per un altro, se vuoi vivere per te stesso”.
Seneca. Filosofo greco.

Il 2004 si apre come tempo di riflessione e di speranza.
Poche settimane fa sono sbocciati i primi fiori che “Il Cammino” produrrà direttamente e poserà nei giardini delle nostre città. Un altro sogno si è realizzato. Grazie al concreto sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia la Cooperativa ha acquistato una azienda agricola in Valle Armenia, Sanremo.
Il cantiere è aperto, i lavori procedono e presto “Il Cammino” avrà una nuova casa. Intanto le piantine crescono, dando i primi fiori: taggette, salvie, begonie, viole. Nasce la vita, ritorna la vita.
Dire “Il Cammino” è svelare universi di significato, nel racconto riscopriamo il senso della nostra storia. I 10 anni di attività sono stati un lungo cammino di ritorno a se stessi, una progressiva presa di coscienza della nostra un'identità e diversità. Abbiamo commesso molti errori, molti di noi si sono perduti, alcuni ci hanno lasciato, altri sono ritornati.
Siamo stati a volte incoerenti, spesso distratti. Ma mai è venuta meno la volontà di offrire occasioni di ritorno dal mondo del nulla e della morte per chi ha il vuoto nell'anima e nel cuore. Non saremo mai professionisti degli inserimenti lavorativi, tecnici dell'integrazione sociale, progettisti della formazione.
Il nostro lavoro vuole mantenere sempre una dimensione ludica, di gioia e passione, se non vuole morire.
Abbiamo un solo grande obiettivo, una sola grande sfida, generare contesti di senso dove la cifra umana individuale è rispettata e la cooperativa mostra il suo volto sociale.




CONSORZIO IL CAMMINO Societa' Cooperativa Sociale
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Albo Regionale delle Cooperative Sociali n. 13 sez. C